LA STORIA DI BLAISE

 

La terza missione sanitaria in Burundi occupa tutta  la seconda metà del mese di  ottobre.

Come di consueto l’ospedale di riferimento è quello di Bururi.

Dopo i primi due giorni passati ad allestire l’ambulatorio e la sala operatoria con il materiale stoccato nei locali della Curia Vescovile, iniziamo a lavorare.

Vengono visitate 434 persone e prescritti 35 paia di occhiali a bambini che porteremo il prossimo anno, ed operati 52 pazienti di cataratta.

Tra tutte le difficoltà che giornalmente si incontrano, non esistono interventi di routine. Tra energia elettrica che se ne và, generatori che si fermano e ti lasciano al buio proprio nei  momenti piu critici.

Tra le 51 diverse storie che accomunano tutti i pazienti operati, voglio raccontare in modo sintetico quella di  questo bellissimo bambino che si chiama Niyonyshu Blaise.

Nella  lingua Kirundi il cognome è legato ad un  fatto, ad un avvenimento, o ad una speranza  e il capofamiglia lo assegna al bambino alla nascita. Nel caso di Blaise significa “colui che tutto può”.

 

Blaise ha tre anni. Ed è ffetto da cataratta congenita ad entrambi gli occhi, è quasi completamente cieco e timoroso mentre ci sente parlare in una lingua a lui sconosciuta. La mamma a spiegato che siamo MUZUNGU (che nella loro lingua significa semplicemente “uomo bianco”.

Con la preziosa collaborazione di Sami, anestesista Egiziano presso l’ospedale di Bururi, viene addormentato ed intubato, monitor elettrocardiografico e saturi metro è parte dell’attrezzatura che abbiamo portato quest’anno ad integrare quella già portata nelle precedenti missioni.

L’intervento procede senza intoppi, viene operato l’occhio destro ed inserito un cristallino artificiale di 20,50 diottrie.

Resta nella cosiddetta sala risveglio, che funge anche da sala per biometrie, anestesia peribulbare e sala di attesa, purtroppo non ci sono molti ambienti a disposizione poichè l’unica altra sala operatoria serve per le urgenze garantite dai medici egiziani.

 La sera stessa Blaise è sveglio anche se un pochino intimidito dall’ambiente e da questi medici “muzungu” ora vede che siamo bianchi ma inizia a mostrare i primi sorrisi.I giorni dopo l’intervento procedono senza intoppi,

I controlli sono tutti più che soddisfacenti.

Starà con noi in ospedale per tre giorni, contrariamente agli altri operati che tornano a casa il giorno seguente.

Lo rivediamo dopo una settimana, sorridente con indosso i vestitini che gli abbiamo regalato e gli occhiali da sole che per i primi mesi lo proteggeranno dai raggi del solari.

Chissà se un giorno la speranza di un padre che ha chiamato il figlio “colui che tutto può” non venga esaudita e quest’uomo possa fare grandi cose anche grazie a Semi di Pace.

Fino ad oggi tra il centro di sanità di Buta e l’ospedale regionqale di Bururi sono state effettuate più di 1000 consultazioni oculistiche e 101 interventi chirurgici di cataratta.

I dovuti ringraziamenti

All’equipe che ha permesso tutto questo

Orietta, Vincenzo, Emilia, Bernard, Claudio, Chimena.

A Sami, anestesista egiziano dell’ospedale di Bururri

Alla signora Ministro della Sanità Pubblica del Burundi  Hon. Dr Sabine Ntakarutimana per averci autorizzato ad operare e messo a disposizione i locali dell’ospedale di Bururi.

A sua Eccellenza Mons. Venant Bacinoni, Vescovo della diocesi di Bururi per la fattiva collaborazione

A Monsignor Leonidas, Don Firmini e Suor Maria Goretti che ogni volta di più ci confermano la loro amicizia e vicinanza.A tutti i volontari dell’associazione che hanno collaborato alla buona riuscita della missione. 


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